Vito Nacci intervista Ennio Piccaluga
V.N. Ho visto dei suoi articoli pubblicati su riviste specializzate, so che ha tenuto varie conferenze e che su Internet si parla molto del libro OSSIMORO MARTE già prima della sua uscita. Un sito americano ha pubblicato con molta enfasi una sua intervista. Ingegnere, cosa sta succedendo e cosa ha scoperto veramente?
E.P. A me non sembrava di aver fatto grandi scoperte e mi ero limitato a pubblicare i risultati di alcune mie osservazioni sulle foto satellitari provenienti dalle sonde in orbita intorno a Marte. Anzi proprio al Corriere ho dato i miei primi articoli.
V.N. Certo, ricordo bene, ma questo avveniva due anni fa. Nel frattempo ha scritto il suo libro.
E.P. Il libro “Ossimoro Marte” l’ho scritto quando mi sono reso conto che i miei studi erano del tutto inediti: cioè nessun altro aveva notato o riportato i particolari evidenziati nelle mie osservazioni.
V.N. Va bene ma, perdoni la mia ignoranza su questo argomento, non capisco tanta attenzione verso il suo libro. C’è qualcosa che mi sfugge.
E.P. L’aspetto peculiare è costituito dalla presenza nel testo di alcuni particolari fotografici inediti che verosimilmente si riferiscono a strutture artificiali esistenti sulla superficie di Marte. Alcuni di essi consistono in volti di grandi dimensioni scolpiti nella roccia, altri mostrano costruzioni, edifici, strutture e persino ……..una città.
V.N. Una città? Ma a quanto mi risulta la vita su quel pianeta dovrebbe essere impossibile.
E.P. Certo, è così. Le temperature sono proibitive, decine di gradi sotto zero; la pressione atmosferica è inconsistente e l’atmosfera è costituita quasi interamente da anidride carbonica. Tutto ciò non esclude però che tanti anni fa ci fossero condizioni migliori.
V.N. Continuo ad assere scettico. Se ci sono davvero delle città su Marte perché non sono gli scienziati a dircelo? E come può un ingegnere come lei fare queste scoperte senza avere la strumentazione della NASA o i mezzi di altri importanti enti di ricerca?
E.P. Capisco la sua perplessità. Ero anch’io perplesso quando ho fatto le mie prime osservazioni ed ero certo che gli enti spaziali fossero già a conoscenza di quelle strutture. Solo molto dopo capii che non era così. E’ stato il planetografo Gianni Viola a spiegarmi l’arcano: da Marte sono arrivate centinaia di migliaia di foto la maggior parte delle quali attende ancora che qualcuno si degni di osservarle. E poi quelle già osservate sono state studiate solo dal punto di vista geologico o geografico senza alcuna attenzione verso la presenza di vita evoluta . Anzi è questa una possibilità che viene scartata a priori per le stesse sue considerazioni sulle proibitive condizioni esistenti. Quanto alla strumentazione, ciò che serve è unicamente un computer molto potente e questo, se permette…..!
V.N. E’ possibile vedere questa città? E come fa ad essere certo che non sia uno scherzo della natura?
E.P. Sul mio libro ci sono molte foto e molti studi su questa ipotetica struttura urbana. La certezza matematica che non si tratti di una creazione naturale ci è data dalla presenza di una notevole quantità di linee ortogonali. La natura, di solito, non ne presenta mai più di due o tre consecutive; nel caso in oggetto invece le linee a 90 gradi sono decine, tanto da escludere categoricamente la possibilità dell’intervento del caso. In più, a parte le dimostrazioni di tipo matematico, c’è la prova visiva a confermare il tutto. E’ questo l’aspetto più interessante delle verifiche da me effettuate: per essere acquisite necessitano unicamente di un mero esercizio della facoltà visiva e da una minima capacità di osservazione.
V.N. La prefazione del libro è affidata al noto planetografo Gianni Viola, ma vedo che la postfazione è del prof. Roberto Boncristiano. Cosa c’entrano la storia e la filosofia con il suo libro?
E.P. La presenza del prof. Boncristiano attiene all’aspetto più interessante della mia ricerca. Il professore si dice convinto che la città anzidetta è la stessa di cui parla lo scrittore Zecharia Sitchin. Sitchin ,studiando antiche tavolette incise sull’argilla, afferma che migliaia di anni fa un popolo, gli Anunnaki, venne dallo spazio sulla Terra, nell’antica Mesopotamia, fondando la civiltà sumera. Lo stesso popolo sarebbe anche sceso su Marte costruendovi delle città, come scritto sulle ataviche tavolette.V.N. Va bene, ma chi ci dice che la città da lei scoperta sia proprio una di quelle fondate da questi Anunnaki? Chi potrà mai darci questa sicurezza?
E.P. Nei pressi della città, a pochi chilometri di distanza c’è la prova straordinaria, assoluta ed incredibile che coloro che hanno edificato la città sono gli stessi che hanno fondato la civiltà sumera. E’ questo l’aspetto del mio libro che maggiormente sta attirando l’interesse degli studiosi.
Mi perdonerà , a questo punto se non vado oltre perché il discorso diventa delicato, poiché coinvolge aspetti filosofici, storici, antropologici e religiosi che non sta a me affrontare in questa sede. Sul libro dedico a questa prova molte pagine con singolari fotografie e ricostruzioni.
V.N. Ora capisco perché, su Internet, più di un sito dice che questo libro può cambiare la storia dell’umanità. Se la sente ingegnere di accollarsi questa responsabilità?
E.P. E’ una responsabilità questa che non spetterà a me. A me spetta solo esibire i risultati dei miei studi: le conclusioni spettano a Voi.