1962: Base Spaziale San Severo

Di Ennio Piccaluga

 

Giorni fa mi telefona Ernesto Lufino: non hai seguito la trasmissione di ieri? Su rete quattro hanno dato un filmato su un gruppo di “ragazzi del 63” che lanciavano razzi come i nostri, usando gli stessi sistemi, gli stessi carburanti, sembrava proprio di vedere noi. Alla fine del filmato le didascalie raccontavano come, di quei ragazzi, alcuni finirono in enti di ricerca, altri nell'industria elettronica ed il loro “capo” alla NASA ad occuparsi delle missioni Apollo. Con la sola differenza del finale (eravamo a San Severo e non in California), facemmo in effetti la stesse cose: per lanciare missili la strada era quella e noi la percorremmo anche prima dei confratelli del filmato.

Erano i tempi pionieristici della gara spaziale USA-URSS ed i missili esercitavano un fascino irresistibile. Conobbi Ernesto Lufino perché ci incontravamo immancabilmente alle proiezioni di film di fantascienza. Gli spettatori di questo genere erano sempre pochissimi; una volta (cinema Excelsior: titolo del film “Cacciatori di stelle”) eravamo i due unici spettatori: nacque cosi' il “sodalizio spaziale”. Si cominciò fantasticando di aerodinamica, possibili carburanti, basi di lancio, comandi a distanza. Poi la svolta con l'iscrizione alla Federazione Missilistica Europea; il gruppo crebbe rapidamente creando un organigramma costituito, oltre che da noi, dai nostri compagni di scuola affascinati dall'idea di partecipare in qualche modo alle “imprese spaziali”.

Responsabile carburanti: Giovanni Santelli

Chimico: Giulio Savino

Aerodinamica: Gino Cardillo

Meccanica e soluzioni speciali (cioè le cose impossibili): Giovanni di Capua

Addetto ai lanci: Roberto Fiorenzo (detto Bob)

Immagine e relazioni con il pubblico: Franco Canelli (detto il conte)

Riprese fotografiche e cinematografiche: Silvio Russo

Progetto missili ed elettronica (per l'epoca un vero lusso): il sottoscritto

I primi esperimenti si svolsero nei laboratori di analisi del dott. Ferdinando Savino, fornito di ogni ben di Dio dal punto di vista chimico (guai se solo avesse immaginato cosa combinavamo). Alla fase chimica seguì una fase di lanci con molte esplosioni iniziali e false partenze: una volta identificati dovevamo cambiare zona di lancio per non incorrere nelle ire degli abitanti più prossimi alla zona degli esperimenti. Alla fine riuscimmo nel nostro intento con successi spettacolari; non parlerò però dei successi (la storia è scritta anche con gli insuccessi), ma di tre momenti che hanno scandito la nostra “avventura spaziale”.

Aprile 1962 : le prove incoraggianti dei motori ci avevano indotto ad osare il grande colpo (sic!). Una rampa di lancio in acciaio alta due metri attende il missile che viene portato delicatamente (poi vedremo perché) ed approntato alla partenza.

Il comburente adoperato è il potente, ma anche instabile, perclorato di potassio, KCLO4. In cima al razzo viene sistemata la capsula per la strumentazione con un vano per un eventuale topolino.

La capsula, realizzata da Giovanni di Capua è un vero capolavoro di micromeccanica: praticamente una miniatura delle capsule “Mercury”, dotata di vano per il topo e del dispositivo di apertura del paracadute per riportare a terra sano e salvo l'ignaro passeggero e la preziosa strumentazione. L'ugello di scarico del motore (Vedi Fig. 1) era realizzato con grande precisione, ma anche con rassegnata pazienza da Ciro Calvitto, tornitore di precisione in una storica officina (chi si ricorda di F.lli Piccaluga- Industria Macchine Olearie e Vinicole ?). Alcuni mattoni di tufo sostengono la potente rampa in acciaio: consci del pericolo sistemiamo il pannello di controllo dell'accensione elettrica ad oltre trenta metri di distanza. Alle undici antimeridiane tutto era pronto; parte il conto alla rovescia…….3,2,1. Allo zero Bob aziona l'accensione: dopo una frazione di tempo che sembra un'eternità, un'esplosione….. “nucleare” squassa l'uliveto che ci ospitava. Attoniti e con circospezione ci avviciniamo al punto di lancio. La scena è sconcertante: i mattoni in tufo sono polverizzati su una vasta superficie; sul punto X c'è un cratere di tre metri di diametro; non è stato trovato nulla del missile , nulla della rampa in acciaio e tantomeno della preziosa capsula di salvataggio, neanche un pezzettino. Per fortuna avevamo deciso di mettere il topolino in un lancio successivo.

La commissione di inchiesta (eravamo sempre noi) stabilì che la colpa fu del diaframma troppo spesso: doveva frantumarsi quando la pressione avesse superato un valore critico, permettendo così la fuoriuscita dei gas di scarico. Ma quella volta….. fu il missile ad andare in frantumi.

Ottobre 1962. Il nuovo motore viene collaudato con successo sul banco di prova; Ciro Calvitto aveva preparato i nuovi ugelli con il diaframma meno resistente: stavolta eravamo sicuri, il successo era nell'aria. Agli amici del Liceo Tondi che ci avevano sempre pregato di invitarli agli esperimenti non sapemmo dire di no. Il nostro ottimismo contagiò l'addetto ai rapporti con il pubblico che fece così trapelare la data di lancio estendendo l'invito agli amici degli amici. Per farla breve all'ora e sul punto convenuto si presentarono centinaia di persone e questa folla attirò a sua volta altri curiosi, increduli spettatori di un avvenimento improbabile. Faticammo moltissimo a tenere tutti a debita distanza, sistemandoli su una circonferenza di oltre trecento metri. Il lancio non fu proprio un successo: il razzo si avviò lentamente dalla rampa di lancio, si fermo a mezz'aria per poi abbattersi al suolo in una nuvola di fumo. La solita commissione di inchiesta stabilì che stavolta il diaframma era troppo sottile e si è aperto prima che la pressione fosse abbastanza forte.

Novembre 1962 . E' una bella giornata; alle ore 16 fervono i preparativi. Stavolta il diaframma è quello giusto, ma anche il carburante è stato modificato per bruciare in modo controllato. Il comburente è il nitrato di potassio, KNO3, più sicuro e stabile. L'ugello di scarico è in acciaio speciale per reggere le alte temperature previste. Il pezzo più spettacolare è la nuova rampa di lancio, costituita da due barre in acciaio perfettamente parallele dentro cui far scorrere le guide poste ai lati del razzo. Siamo quasi al tramonto, si vede solo Venere nel cielo terso ed azzurro. Con un tonfo potentissimo il missile parte velocissimo lasciando una scia argentata lunga chilometri. Tra il blu e l'azzurro del cielo all'imbrunire è uno spettacolo incredibile.

La via della stelle era aperta.

Dopo pochi mesi il gruppo si disperse per il mondo.

P.S.

Ernesto Lufino ,fine e riservato artista, è ora cancelliere presso il tribunale di Fermo.

Giovanni Santelli , dopo un master negli Stati Uniti, lavora ad importanti progetti nel C.N.R.

Luigi Cardillo è in Brasile, alto dirigente di una multinazionale della chimica.

Giovanni di Capua è un noto e stimatissimo architetto.

Giulio Savino plurilaureato, gestisce un laboratorio di veterinaria in provincia di Pescara.

Franco Canelli, biologo, dirige un avviato studio di dietologia.

Roberto Fiorenzo è morto tragicamente nel 1976.

Silvio Russo, ingegnere meccanico, è venuto a mancare nel 2004.

Ciro Calvitto è titolare di una nota ditta di infissi metallici.

Ennio Piccaluga, ingegnere elettronico, è amministratore di una ditta di computer.

Da “ Il Corriere di San Severo ” Agosto 2004

 

Dedicato a Bob e Silvio.

 

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